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17.10.15

3 mesi fa

Tre mesi fa, esattamente a quest'ora, ero lì di fianco al tuo letto che ti tenevo la mano e ti guardavo mentre piano piano ci lasciavi per sempre.

Ti ho vista spegnerti piano piano, come una candela che non può più stare accesa.

Lì con me solo papà e Ale, noi quattro, tutti insieme..come sempre.
Come in tutta la vita.

Tu li come un pesciolino, nel momento in cui viene pescato col retino per metterlo in una vaschetta d'acqua pulita, nuova, diversa.

Non ricordo esattamente quando ho capito che era arrivato il momento, credo quando ho visto papà piangere, a dirotto mentre provava a consolare me e Ale che avevamo già capito..ma non eravamo davvero pronti.

Perché poi non si è mai pronti a veder qualcuno morire.

Soprattutto se quel qualcuno è Tua Madre, e dopo aver pregato per mesi che un miracolo ti ridasse indietro quella donna che ora quasi non riconoscevamo più, ci eravamo rassegnati a pregare che tu potessi smettere di soffrire.

Perché il dolore e la sofferenza che sentivi è stata la parte più atroce da dover sostenere.

Ricordo le tue mani diventare fredde piano piano, e il tuo viso, fino a quel momento contrito dai dolore di mesi, distendersi ed ammorbidirsi.

Ricordo che abbiamo pianto tutti e tre intorno al tuo letto e poi siamo corsi ad abbracciarci, senza staccarti gli occhi di dosso.

Ho pensato che era terribile aver pregato affinché quel momento arrivasse.

Ho pensato che era ingiusto vederti andar via così, ma che avevo fatto bene ad aver insistito per esserci ogni secondo di questa terribile malattia.

Per te, per papà e per Ale.

Sei stata forte, te l'ho ripetuto sempre, ogni giorno.

Anche dopo che hai chiuso gli occhi per sempre, io te l'ho continuato a ripetere sempre.

Sei stata una guerriera, la battaglia è stata impari questo è da dirlo, ma al tuo fianco puoi vantarti di aver avuto tutto ciò che hai costruito con tutto quel tuo Amore: la Vita con una Famiglia che vive di te ogni giorno.

Dirti che mi manchi è stupido, perché in realtà tu non sei più qui a leggere il mio blog, ma mi manchi.

Non ti sento mamma, non ti sento qui vicino a me, non ti sento da nessuna parte.
Non è vero che ci sei come dicono tutti per consolarmi, che sei qui accanto a me non è vero.
Non ti sento.
Non ci sei davvero più e il vuoto che ho dentro di me è davvero vuoto, terribilmente vuoto.

Ti amo e ti penso ogni istante della mia vita.

Abbi cura di Te, e di Noi.

Tua figlia


1.10.15

Mi manchi e vorrei tu fossi già qui

«Madre e figlia sapevano che il loro incontro sulla terra sarebbe stato breve.

C’era sempre una punta di paura nel cuore, unita alla certezza che niente avrebbe potuto separarle davvero.


Così, a dispetto dei consigli degli altri, avevano trascorso troppo tempo insieme.

Tutto il tempo a disposizione.
E in quel tempo si erano preparate al distacco e al compito che, entrambe, avevano scelto: ritrovarsi oltre le dimensioni.

Poi il giorno terribile arrivò, inesorabile e naturale come le cose della vita.

La madre morì ma la figlia sapeva che era arrivato il momento.

Non passò molto tempo che la mamma si presentò nei sogni e poi in tante percezioni quotidiane.

La ragazza ne riconosceva la presenza in quella sensazione di familiarità che, di colpo, permeava ogni cosa.

Cominciarono a dialogare.

Mentalmente.
Una domanda fatta di pensiero, cui seguiva immediata la risposta.
Così veloce che diventò necessario scrivere e dare forma a un sapere che altrimenti scivolava come acqua tra le dita.
Era il compito che insieme avevano scelto: creare un ponte tra le dimensioni per raccontarsi la vita.

E scoprire che niente può fermare l’amore.

Nemmeno la morte.

Spiegare che un velo invisibile impedisce le comunicazioni e che basta spostarlo per ritrovare chi credevamo di aver perso per sempre. 


Molti non capiscono questo, tanti l'ammirano.»